Dopo aver superato la Diga del Gleno, ci si inoltra per la lunga vallata che si inerpica fino alla baita di mezzo. Si prosegue oltre, e al raggiungimento dei cartelli indicatori con l'omino di pietra e il bivio per il Rifugio Curò e il Belviso, è necessario continuare quasi in linea retta fino alla base rocciosa. Il sentiero è segnalato da diversi omini in pietra, di cui curo personalmente la presenza, integrati da bolli in vernice rossa che ho ravvivato l'autunno scorso. Dopo la base rocciosa, il percorso sale a zigzag portandosi poi gradualmente sulla parte sinistra, quasi sotto la vetta. Raggiunta la famosa roccia scura, chiamata "bretò negrò" dai cacciatori locali o "testa nera" dai libri storici del CAI, il sentiero prosegue verso il colle, ma spostandosi invece leggermente sulla destra. La lunga e impegnativa salita porta al colletto del Gleno, da dove si intravede già la vetta, raggiungibile in dieci minuti.
Raggiunta la vetta con la caratteristica croce, è bellissimo godere la vista di tutte le montagne dello stupendo scenario a 360 gradi.
Scendendo, anzichè ripercorrere la valle del Gleno, è interessante raggiungere il Rifugio Curò scendendo a sinistra nella Vedretta del Trobio, con l'utilizzo dei ramponi e prestando parecchia attenzione al materiale friabile che ricopre il ghiacciaio.

Percorso del sentiero n. 410 e tracciato per raggiungere la vetta del Monte Gleno (2882 mt.)

Vetta Monte Gleno

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