Un pò di Storia

Un po' di storia di COLERE e Val di Scalve

La facciata del Palazzo Pretorio, ex sede dell'antica Repubblica di Scalve

PALAZZO PRETORIO

Vilminore è situato nel  centro geografico della  Valle di Scalve  e proprio per questo motivo fu scelto per ubicarvi  il Palazzo Pretorio, simbolo della ricca storia della Valle e prezioso testimone dell’ unità e dell’autonomia scalvina;  fu  centro amministrativo della Valle fino all’epoca napoleonica e attualmente è sede della Comunità Montana di Scalve. Come ben noto, la Comunità di Scalve stendeva la sua giurisdizione civile, giudiziaria ed ecclesiastica oltre l’Alpe Manina, comprendendo Lizzola. Bondione e Fiumenero.
Il territorio scalvino, inizialmente posseduto dal sacro Romano Impero, venne donato ai monaci di Tours e poi passato in permuta al vescovo di Bergamo, che ne fece un feudo da affidare ad una importante famiglia bergamasca, e poi  successivamente acquisito dalle più importanti famiglie scalvine. Al  1202 risale un atto divisionale del patrimonio con Bondione, e in quel documento si trova il nome del primo Podestà di Scalve (Raimondo de’ Capitani), che nel 1213 e nel 1219 fu anche Podestà di Bergamo, chiamato a gestire la triste questione dei confini tra le province di Bergamo e Brescia. Molte furono anche le discordie tra i vari paesi della Valle e le diverse vicinie per il possesso e l’attribuzione di alcune zone particolarmente ambite nel territorio scalvino. I fondamenti socio-economici della comunità scalvina si basavano infatti  sull’aggregazione delle principali famiglie della valle, denominate “vicinie”, che detenevano grosse porzioni di territorio e che decidevano insieme su tutte le questioni più importanti. Pur essendo provvisti di statuti e ordinamenti che regolavano la vita comunitaria, gli Scalvini preferirono nominare un rappresentante della giustizia esterno e quindi teoricamente più imparziale,  scelto in genere tra i componenti di importanti famiglie bergamasche. E fu proprio il bisogno di fornire una dimora adeguata ai tutori della giustizia ad indurre gli scalvini a edificare un palazzo con caratteristiche degne di nota, sicuramente prestigioso e all’altezza della funzione a cui era destinato. Si procedette pertanto anche alla redazione di uno  speciale Statuto e finalmente il 9 gennaio 1375, presso l’antica Pieve di Scalve, nella riunione dei rappresentanti di tutte le famiglie della Valle fu deliberata la costruzione di un edificio da adibire a nuova residenza del Podestà. Sicuramente in passato Vilmaggiore fu centro politico della vita comunitaria scalvina testimoniato anche grazie alla  presenza di resti di costruzioni importanti  forse risalenti all’epoca romana(un castello e una torre), ma  già prima dell’anno mille il paese decadde a favore di Vilminore, dove pertanto fu deciso di ubicare la sede del palazzo pretorio. La costruzione sembra essere stata effettuata su resti di una costruzione distrutta da incendio, a cui pare proprio che ne fece seguito un successivo, con il conseguente trasloco del Podestà presso i Capitani di Scalve. Il primo nucleo del palazzo fu edificato in pochi anni, ed era situato all’estrema sinistra dell’attuale costruzione, con un voltone denominato poi “portico del Malconsiglio” perché fabbricato sulla piazza che portava tale nome. Sotto questo cavalcavia, accanto alle prime prigioni, il Podestà teneva le udienze ed emetteva sentenze. Sul voltone erano situate le stanze del Podestà, a sinistra del voltone era situata una piccola torre, e al pianterreno erano situate le carceri. Nel secolo XVII il carcere fu perfino adibito a deposito del Monte di Pietà. Nel 1428 la Comunità di Scalve accettò di buon grado l’annessione alla Repubblica di Venezia, garantendo lealtà e fedeltà, e ottenendo  come ricompensa una grande autonomia amministrativa e l'esenzione dalla milizia. In particolare fu proprio sotto la Serenissima Repubblica di Venezia che la Valle potè dare concretezza al proprio desiderio di autonomia, liberandosi completamente dalla sudditanza nei confronti della città di Bergamo. Le concessioni ottenute furono parecchie , e di notevole rilievo e riguardarono anche  l’esenzione dai dazi, che fu ottenuta evidenziando lo sfavore delle condizioni climatiche e l’avversità del terreno montano. Parecchi furono gli interventi richiesti (e ottenuti) per veder garantiti questi privilegi, spesso fonte di invidia e gelosia da parte delle valli confinanti, ma la Serenissima Repubblica non negò mai l’emanazione di proclami e sentenze a totale conferma dei privilegi ottenuti. Nel corso degli anni ci furono parecchie modifiche, la più importante delle quali fu l’acquisto dalla famiglia Capitanio, nel 1563, del fabbricato a destra della grossa volta, con parecchi locali disposti su diversi piani. La comunità, in seguito a queste nuove acquisizioni, provvide a riorganizzare gli spazi del palazzo: fu definito il salone delle udienze con il grande camino in pietra di Sarnico, sull’architrave del quale è inciso il nome del Pretore Syllano Licino che venne ricordato come distinto letterato, preparato filosofo e distinto giudice; al pianterreno vennero invece costruite le nuove prigioni, che si sono conservate fino ad oggi in perfetto stato e che ancora testimoniano la severità con cui veniva amministrata la giustizia.
L’ultimo ampliamento fu realizzato nel 1675 con l’accorpamento di un casa appartenente alla famiglia Ronchi, con annesso un bellissimo portico, che nel corso degli anni venne chiamato “del Malconsiglio”.  La facciata fu caratterizzata da due importanti simboli della giustizia: un anello a cui venivano fissate le catene dove il prigioniero era immobilizzato e schernito dai passanti, e una mensola in pietra, sovrastata da  una lapide con iscrizione in latino; la scritta serviva da monito ai passanti, ricordando che sulla mensola venivano esposte le teste dei malfattori giustiziati. L’entrata del palazzo avveniva tramite un notevole portone in pietra, e subito a destra vi erano le prigioni, interamente foderate con tavole di legno di larice, fermate ovunque, sia nel pavimento che nel soffitto, da sprangoni di ferro. Le piccole finestrelle, con contorno in pietra, per tutta la grossezza del muro erano munite di doppie inferriate: nella prima, sulla sinistra, una piccola apertura serviva per il passaggio dello scarso cibo dato ai prigionieri, nella seconda la piccola apertura era situata sulla destra, precludendo pertanto ogni speranza di evasione….
Le dislocazioni sono rimaste inalterate, e ancora perfettamente conservate nell’attuale conformazione del Palazzo Pretorio.
La stupenda facciata del palazzo è piuttosto recente, ed ha evidenziato l’antica storia dell’edificio con i suoi tre strati di intonacatura: molti dipinti, stemmi e fregi sono stati recuperati, conferendo all’aspetto attuale una lettura storica molto ricca e interessante.
Salendo una scala in pietra, si raggiunge lo spettacolare salone delle udienze,  realizzato al termine del XV secolo caratterizzato dall’ importante camino d’epoca  veneziana realizzato in pietra di Sarnico e da un bellissimo soffitto ligneo; le pareti, affrescate con stemmi recuperati solo parzialmente, sono impreziosite da parecchi ritratti di alcuni dei Pretori che amministrarono la giustizia in Valle.  Di fianco al salone delle udienze, è ancora visibile l’Ufficio del pretore, impreziosito da ritratti di alcuni pretori, incorniciati dentro magnifici stucchi.

Alla fine del XVIII secolo, in seguito all’invasione delle armate napoleoniche, anche l’economia e la struttura sociale della Valle di Scalve  subirono profondi mutamenti e le vicinie si sciolsero: nel  1814 il Palazzo divenne sede del presidio asburgico in Valle. Nel 1817 l’Austria soppresse l’ultima insegna della Podesteria di Scalve, aggregando la Valle alla Pretura di Clusone; il Palazzo del Podestà fu destinato a caserma della gendarmeria, cancellando le tracce dell’autonomia e i prestigiosi simboli del potere scalvino e trasferendo infine anche l’esistente archivio a Clusone, dove andò per la maggior parte distrutto. Vinta l’Austria nel 1859, le speranze risorsero in Valle e e con uno speciale decreto emanato l’8 giugno 1862, la Valle di Scalve riottenne ancora l’onore della pretura, dislocata appunto nell’antico palazzo pretorio, senza però riavere il prezioso archivio cartaceo che rimase altrove.

 

Alcuni ritratti dei Podestà dell'Antica Repubblica di Scalve, conservati nel salone delle udienze e negli uffici del Palazzo

 

Il Podestà Gio Battista Benvenuti (1737)

 

 

 

Il Podestà Hieronjmus de Alexandris

 

 

 

 

 

 

 

 

Portone di ingresso al Palazzo Pretorio

 

Particolare della facciata del palazzo

 

Interno del Palazzo Pretorio: salone delle udienze

 

Interno del Palazzo Pretorio: salone delle udienze

 

Il  prestigioso camino della sala delle udienze

 

L' ex ufficio del Podestà, restaurato nel 1997

 

Ex ufficio del Podestà: il camino affiancato da ritratti dei vari Podestà

 

La cella dell'antica prigione

 

Lo sportello della porta della prigione

 

Particolare della finestra con doppia ferrata

 

Avviso al viandante e mensola in pietra dove venivano esposte le teste dei malfattori giustiziati

 

I portici del Palazzo Pretorio

 

Particolare della volta del portico

 

Stemma sulla facciata del Palazzo Pretorio, a testimonianza della dominazione Asburgica

 

Altre foto del palazzo in questa fotogallery

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